Piccoli cambiamenti nel modo di comporre un pasto possono modificare la risposta glicemica dell’organismo.
Quando si parla di glicemia, l’attenzione si concentra quasi sempre sulla quantità di zuccheri o carboidrati presenti nel piatto.
Negli ultimi anni, però, la ricerca ha iniziato a osservare anche un altro aspetto: l’ordine con cui gli alimenti vengono consumati può influenzare la risposta glicemica dopo il pasto.
Il legame tra glicemia, fame e obesità è oggi uno dei temi più studiati nell’ambito del metabolismo, perché variazioni molto rapide della glicemia possono influenzare sazietà, appetito e gestione del peso corporeo.
Dopo aver mangiato, nelle persone con diabete , pre-diabete o che hanno malattie che coinvolgono l’insulino-resistenza ( obesità, pressione arteriosa alta ) l’aumento della glicemia dopo il pasto può essere più marcato o più difficile da controllare.
Per questo motivo, oggi si studiano strategie alimentari che aiutino a rendere più graduale l’assorbimento del glucosio, riducendo le oscillazioni glicemiche dopo i pasti.
Perché dopo i pasti la glicemia aumenta?
I carboidrati contenuti negli alimenti vengono trasformati in glucosio e assorbiti dall’organismo. Questo porta a un aumento della glicemia, che normalmente viene controllata dall’insulina.
Nel diabete o nelle alterazioni del metabolismo glucidico, questo meccanismo può funzionare meno efficacemente, con conseguenti aumenti più elevati della glicemia dopo i pasti.
Queste variazioni vengono chiamate “picchi glicemici post-prandiali”.
Nel tempo, oscillazioni glicemiche molto marcate possono contribuire a peggiorare il controllo metabolico e rendere più difficile la gestione quotidiana della malattia.
L’ordine degli alimenti può fare differenza?
Negli ultimi anni diversi studi hanno osservato che consumare proteine, fibre o grassi prima dei carboidrati può rallentare l’assorbimento del glucosio e attenuare l’aumento della glicemia dopo il pasto.
In pratica, il modo in cui viene composto e organizzato il pasto potrebbe influenzare la risposta metabolica dell’organismo.
Questo non significa che esistano “alimenti miracolosi” o regole valide per tutti, ma che alcuni accorgimenti nutrizionali possono aiutare a rendere più stabile la glicemia.
Cosa ha osservato la ricerca?
Uno studio condotto dall’Università di Pisa ha analizzato gli effetti di un piccolo “preload” di proteine e grassi assunto prima del glucosio.
In particolare, i ricercatori hanno utilizzato parmigiano reggiano e uovo sodo prima di un carico orale di glucosio.
Lo studio ha osservato una riduzione significativa del picco glicemico post-prandiale rispetto all’assunzione del solo glucosio. Inoltre, sono state rilevate differenze anche in alcuni parametri legati alla funzione vascolare.
Secondo i ricercatori, la combinazione di proteine e grassi potrebbe contribuire a rallentare lo svuotamento gastrico e modulare la risposta glicemica dell’organismo.
Questi risultati si inseriscono in un filone di ricerca sempre più attento non solo alla quantità degli alimenti consumati, ma anche alla composizione del pasto e alla sequenza con cui vengono assunti.
Questo significa che basta cambiare l’ordine dei cibi?
No. La gestione della glicemia è molto più complessa e dipende da numerosi fattori:
- tipo di diabete
- terapia in corso
- attività fisica
- peso corporeo
- sensibilità insulinica
- stile di vita
- composizione generale dell’alimentazione
Per questo motivo, strategie alimentari di questo tipo devono essere sempre contestualizzate all’interno di un percorso personalizzato.
Ogni persona può avere risposte glicemiche differenti anche davanti agli stessi alimenti.
Nel caso di obesità senza diabete
Anche nelle persone con obesità senza diabete, invertire l’ordine degli alimenti durante il pasto rappresenta una strategia utile per rendere più graduale la risposta glicemica.
Consumare prima proteine, fibre o grassi e successivamente i carboidrati contribuisce a ridurre l’aumento della glicemia e dell’insulina dopo il pasto, con possibili effetti anche sul senso di fame e sazietà.
Naturalmente non si tratta di una soluzione universale o sufficiente da sola, ma di un approccio che può essere inserito all’interno di un percorso nutrizionale e metabolico personalizzato.
Alimentazione e tecnologia: oggi la glicemia si può osservare meglio
Negli ultimi anni anche le tecnologie per il monitoraggio continuo della glicemia hanno cambiato il modo di osservare la risposta dell’organismo ai pasti.
I sensori glicemici permettono infatti di vedere in tempo reale come la glicemia varia dopo aver mangiato, aiutando a comprendere meglio l’effetto di alcuni alimenti o combinazioni alimentari.
Questo consente di costruire percorsi più personalizzati e consapevoli.
Quando può essere utile una valutazione specialistica?
Una valutazione diabetologica può essere utile in presenza di:
- glicemia alterata a digiuno
- prediabete
- diabete tipo 1 o tipo 2
- difficoltà nel controllo della glicemia
- aumento del peso corporeo
- insulino-resistenza
- familiarità per diabete
In questi casi, un percorso specialistico può aiutare a comprendere meglio la risposta del proprio organismo ai pasti e individuare le strategie più adatte alla propria situazione clinica.
Hai dubbi sulla gestione della glicemia?
Una valutazione specialistica può aiutarti a capire meglio la tua situazione metabolica e individuare il percorso più adatto alle tue esigenze.
Fonte scientifica
Tricò D. et al.
Acute preload with egg and parmesan cheese reduces postprandial glycemic excursion and endothelial dysfunction induced by oral glucose tolerance test.
Nutrients, 2019.
